Dalla polvere alla superficie
Nell’orologeria lo smalto può decorare il quadrante e altri elementi. Patek Philippe descrive una miscela di minerali e ossidi metallici ridotta in polvere, lavata e mescolata con acqua prima dell’applicazione. La cottura lega il materiale al supporto metallico. Nella lavorazione illustrata dalla Maison la pasta essiccata viene cotta a 850 °C; possono essere necessarie numerose cotture per costruire gli strati. Non è una temperatura da applicare indistintamente a ogni tecnica o colore.
Cloisonné, champlevé e paillonné
Nel cloisonné sottili fili d’oro delimitano celle riempite con smalti colorati. Nel champlevé le cavità sono invece ricavate incidendo il supporto. La differenza riguarda quindi la costruzione delle zone del disegno, non soltanto il loro colore. Patek Philippe descrive anche il paillonné: piccole forme in foglia d’oro vengono racchiuse negli strati trasparenti. Nella pittura in miniatura la Maison miscela lo smalto con olio e lo stende con un pennello molto fine. Queste tecniche possono combinarsi: il nome smalto, da solo, non identifica un procedimento unico.
Grand Feu non significa guilloché
Per il Reine de Naples 8918 presentato nel 2020, Breguet descrive cotture ripetute oltre 800 °C per ottenere la superficie del quadrante Grand Feu. Il passaggio in forno contribuisce alla lucentezza naturale. L’esempio mostra il legame fra espressione Grand Feu e lavorazione ad alta temperatura, non una ricetta universale. Il guilloché è invece un’incisione di motivi: non è sinonimo di smaltatura. Distinguere decorazione e calibro evita inoltre di attribuire alla finitura del quadrante le prestazioni del movimento.