Origini a Villeret
Blancpain colloca la propria origine nel 1735, quando Jehan-Jacques Blancpain esercitava il mestiere di orologiaio a Villeret. La data identifica l’avvio documentato della tradizione familiare, non una struttura industriale rimasta immutata fino a oggi.
La Maison associa la propria storia a una produzione meccanica e a successive evoluzioni di atelier e manifattura. Le tappe aziendali e le caratteristiche dei singoli orologi vanno lette separatamente: una tradizione di marca non definisce da sola il movimento o la configurazione di ogni referenza.
La Fifty Fathoms e l'immersione
Nel 1953 Blancpain presentò la Fifty Fathoms sotto la guida dell’allora amministratore delegato Jean-Jacques Fiechter, appassionato di immersioni. La Maison la descrive come una delle prime veri orologi da immersione moderni; il progetto rispondeva a esigenze di leggibilità e protezione nell’uso subacqueo.
Fra gli elementi indicati da Blancpain per il modello originario figurano movimento automatico, quadrante scuro con indicazioni luminescenti, lunetta girevole protetta contro la rotazione accidentale, protezione antimagnetica e corona a tenuta rinforzata. La profondità di 50 fathoms equivale a 91,44 metri; la dotazione delle generazioni successive varia secondo la referenza.
Una famiglia evolutiva
La Fifty Fathoms contemporanea conserva alcuni tratti funzionali del progetto storico, ma materiali, dimensioni, movimenti e funzioni appartengono alle specifiche dei singoli modelli. Le collezioni e le referenze collegate documentano queste differenze senza estenderle all’intero catalogo Blancpain.
Betty Fiechter e il passaggio a Rayville
La continuità del nome Blancpain non coincide con una proprietà familiare ininterrotta. Dopo la morte di Frédéric-Emile Blancpain nel 1932, Betty Fiechter e André Leal acquisirono l’attività come Rayville S.A., successeur de Blancpain. La ricostruzione pubblicata dalla Maison colloca al 7 luglio 1933 la loro comproprietà. Fiechter aveva iniziato a lavorare nell’azienda a sedici anni, formandosi nella produzione e nelle vendite.
Dopo la morte di Leal nel 1939, Fiechter rimase alla guida dell’impresa. Con il nipote Jean-Jacques sviluppò dal 1952 una gamma di calibri destinati agli orologi gioiello. Questa parte della storia affianca, anziché contraddire, quella degli strumenti da immersione: miniaturizzazione e funzionalità subacquea rispondevano a esigenze differenti.
Jacques Piguet, Jean-Claude Biver e la storia industriale
Nel 1961 Blancpain entrò nella Société Suisse pour l’Industrie Horlogère, accanto a Omega, Tissot e Lémania, assumendo anche un ruolo nella produzione di movimenti. La cronologia ufficiale distingue due passaggi spesso accostati: l’acquisizione da parte di Jacques Piguet nel 1982 e l’ingresso di Jean-Claude Biver nella direzione nel 1983.
Nel 1992 Blancpain e Frédéric Piguet passarono alla SMH, il gruppo poi denominato Swatch Group. La manifattura Frédéric Piguet venne integrata completamente in Blancpain nel 2010. Le due radici, quella del marchio e quella del costruttore di movimenti, aiutano a comprendere la struttura moderna della Maison senza attribuire all’atelier del 1735 l’organizzazione industriale di oggi.
Le Brassus e Le Sentier: mestieri complementari
Alle origini di Villeret si affianca il ramo avviato da Louis-Elysée Piguet a Le Brassus nel 1859. Nel 1891 Piguet acquistò il vecchio mulino Le Moulin, oggi chiamato The Farm dalla Maison. È il luogo delle grandi complicazioni e degli atelier di decorazione e incisione.
Le Sentier riunisce invece progettazione dei movimenti, prove, fabbricazione dei componenti, finitura, assemblaggio e assistenza. Il rapporto fra i due siti rende concreta la nozione di manifattura: ideazione, lavorazioni specializzate e montaggio non sono un unico gesto. A Le Brassus l’incisione di quadranti e componenti e la pittura miniaturistica su smalto portano nel segnatempo competenze artistiche distinte da quelle necessarie a regolarne il movimento.
Fifty Fathoms: il motivo delle soluzioni tecniche
Il racconto di Jean-Jacques Fiechter collega la Fifty Fathoms alla sua esperienza di immersione e alle esigenze dei sommozzatori militari francesi Robert Maloubier e Claude Riffaud. La leggibilità nasceva da grandi indicazioni chiare su fondo scuro; la carica automatica riduceva la necessità di azionare frequentemente la corona e di sollecitarne le guarnizioni.
La lunetta originaria richiedeva una pressione per consentire la rotazione: il blocco contrastava gli spostamenti accidentali del riferimento del tempo d’immersione. Non va descritta semplicemente come una moderna lunetta unidirezionale. Anche la corona a doppia tenuta e la protezione della guarnizione del fondello rispondevano a problemi concreti di infiltrazione. Sono soluzioni del progetto storico, non una scheda tecnica identica per ogni generazione successiva.
Automatique e Bathyscaphe: due interpretazioni
La rinascita moderna della Fifty Fathoms comprende la serie del cinquantenario del 2003 e la generazione Automatique presentata nel 2007. In quell’anno la famiglia si ampliò anche con cronografo flyback e tourbillon. L’Automatique da 45 mm rappresenta un ramo di questa evoluzione, non l’unica forma assunta dalla collezione.
Nel 2013 Blancpain reintrodusse il Bathyscaphe, riprendendo una linea nata negli anni Cinquanta per combinare uso quotidiano e vocazione subacquea. Le versioni da 43 mm e da 38 mm mostrano perché il solo nome di famiglia non basta a identificare proporzioni e configurazione. Il percorso comune resta leggibile nelle funzioni e nella lunetta, mentre misure, materiali e movimenti appartengono ai singoli modelli.
Villeret: un linguaggio classico prima del nome
Il nome Villeret fu attribuito alla linea classica nel 2003, ma il suo linguaggio estetico precede quella denominazione. La ricostruzione della Maison ne riconduce la lunetta a doppio gradino e lo stile sobrio al calendario completo con fasi lunari del 1983. Distinguere l’origine delle forme dalla data del nome evita di confondere due momenti della stessa storia.
Nelle interpretazioni contemporanee il calendario completo rimane un tema importante. Il modello 6654N conserva correttori sotto le anse, che consentono la regolazione con le dita. Questa soluzione appartiene al modello descritto e non definisce ogni orologio Villeret: la collezione comprende costruzioni e funzioni differenti, accomunate da un’impostazione classica.
Tourbillon e carrousel: la differenza è nella trasmissione
Tourbillon e carrousel fanno ruotare l’organo regolatore, ma non sono due nomi dello stesso dispositivo. Nel tourbillon descritto dalla Maison la gabbia ruota attorno a una ruota fissa. Il carrousel impiega invece due treni di trasmissione: uno fa ruotare la gabbia, l’altro alimenta bilanciere e scappamento.
Blancpain riunì i due sistemi nel Tourbillon Carrousel presentato nel 2013, con bariletti separati. Il confronto è utile per leggere una complicazione oltre l’aspetto del quadrante: un elemento rotante visibile non basta a riconoscerne l’architettura. Questi dispositivi affrontano le variazioni di marcia legate alla posizione; la loro presenza non costituisce, da sola, una garanzia universale di precisione superiore.






